1.032 punti su 1.033 non li ha confermati nessuno
Nel catalogo di KilowattZero ci sono 1.033 punti di ricarica gratuiti. Le conferme arrivate finora sono in tutto una, registrata il 18 luglio 2026, e a inviarla è stato un membro del team durante un collaudo, non un automobilista vero. Il numero onesto quindi è questo: 1.032 punti su 1.033 non li ha mai verificati nessuno.
Si vede anche a colpo d'occhio sulla mappa, dove oggi non c'è nemmeno un pallino verde: sono tutti e 1.033 gialli, cioè da verificare. I numeri di questo articolo vengono dagli aggregati di catalogo di KilowattZero estratti il 22 luglio 2026, gli stessi che compaiono sulle pagine del sito.
"Gratuito" non è una caratteristica della colonnina
La ragione per cui questo pezzo esiste è che il dato che pubblichiamo ha una natura diversa da quella che sembra. Una colonnina ha una posizione, un tipo di presa, una potenza: sono proprietà fisiche, cambiano solo se qualcuno mette mano all'hardware. La gratuità no. La gratuità è lo stato di una decisione commerciale in un certo momento, e chi l'ha presa può cambiarla in un pomeriggio.
Il caso tipico è la colonnina nel parcheggio di un supermercato o di un centro commerciale, installata come servizio ai clienti. Finché serve ad attirare gente, ricaricare non si paga. Poi cambia la gestione, o arriva un accordo con un operatore, o semplicemente qualcuno si accorge di quanto costa l'energia, e da un giorno all'altro compare un lettore di tessere. Nessun database se ne accorge, perché non esiste nessun momento in cui quel cambiamento viene comunicato a qualcuno.
Nemmeno l'anagrafe pubblica aiuta. La Piattaforma Unica Nazionale del MASE censisce le colonnine italiane, ma non ha un campo che dica se la ricarica è gratuita. È esattamente il buco che questo progetto prova a coprire.
Il nostro punto di partenza sono due database alimentati da volontari, OpenStreetMap e Open Charge Map. Sono fonti serie e sono l'unica base disponibile per costruire un censimento del genere, ma restano appunto un punto di partenza, non una verità. Chi ha mappato quella colonnina lo ha fatto in un giorno preciso, sulla base di quello che vedeva allora, e non è tornato a controllare.
La data che sembra una verifica e invece non lo è
Qui c'è la trappola metodologica che, se non la si dichiara, fa sbagliare chiunque lavori su questi dati.
Nel dato di origine esiste un campo con la data dell'ultima verifica: si chiama check_date su OpenStreetMap e DateLastVerified su Open Charge Map. È un campo utile e in molti casi popolato, ereditato insieme al resto quando abbiamo importato il seme iniziale. Prenderlo e mostrarlo come "ultima conferma" sarebbe stato facile, tecnicamente corretto in senso stretto e molto più lusinghiero: avremmo pubblicato centinaia di punti con una data recente accanto.
Non lo facciamo, per una ragione semplice. Quella data non è una verifica che abbiamo ricevuto noi, non sappiamo chi l'abbia messa né con quale criterio, e soprattutto non dice niente sulla gratuità: dice che qualcuno ha guardato quella voce del database. Contiamo come conferme solo le risposte arrivate dalla community sulla nostra mappa, su quella specifica domanda. È il motivo per cui il numero che pubblichiamo è un impietoso 1 su 1.033 invece di una cifra presentabile, e preferiamo così: un contatore gonfiato avrebbe reso inutile tutto il resto del blog.
Come si ripara un catalogo in questo stato
Il meccanismo è volutamente povero, perché deve costare al lettore pochi secondi. Sulla scheda di ogni punto la domanda principale è una sola, "è ancora gratis?", con due risposte possibili, sì e no. Sotto ci sono i bottoni per i casi meno frequenti (colonnina guasta, punto che non esiste più, altro problema), ma servono a noi per la moderazione: quella che conta è la prima. Non serve registrarsi, non serve un account, non c'è nessun passaggio intermedio.
Quello che succede dopo è tarato sul fatto che il dato invecchia da solo. Il punteggio di affidabilità di ogni punto decade nel tempo, circa la metà in cinque mesi, quindi una conferma di gennaio a giugno vale poco e sotto una certa soglia il punto torna da solo nello stato "da verificare". Una smentita pesa più di una conferma, perché sbagliare dicendo "è gratis" e mandare qualcuno a trovare una colonnina a pagamento è un danno peggiore del contrario. Perché però un punto passi ufficialmente a "non più gratuita" servono due segnalazioni indipendenti, così una singola risposta distratta o un lettore che ha frainteso non ribaltano la scheda.
I punti smentiti restano visibili, in rosso, con l'etichetta che dice che si paga. Nasconderli sarebbe uno spreco: sapere che in quel parcheggio la ricarica è diventata a pagamento è informazione utile quanto il contrario, e serve a evitare che qualcun altro rimappi la stessa colonnina come gratuita fra sei mesi.
Da dove conviene cominciare
Verrebbe da dire le città grandi, dove i punti sono più concentrati: Milano, Roma e Torino hanno tutte la loro pagina, e nessuno dei punti che elencano è confermato. Ma una risposta lì sposta una percentuale piccola di un elenco lungo.
Il posto dove una singola risposta pesa davvero è l'esatto opposto. Dei 691 comuni coperti dal catalogo, 541 hanno un punto solo: tre su quattro. Lì non c'è un campione da controllare, c'è una colonnina e basta, e chi la verifica non sta confermando una riga: sta stabilendo se quel comune è coperto davvero oppure se la sua unica voce è il residuo di una mappatura mai più rivista. È il tipo di informazione che nessuna città può restituirci con un tocco solo.
Se si guarda più in grande, la Lombardia da sola raccoglie 270 punti, e la provincia di Milano ne ha 80, più di qualunque altra in Italia. Sono i numeri di cui abbiamo scritto nell'analisi regionale e nella classifica provinciale, e vanno letti tenendo presente questo articolo: sono conteggi di punti censiti, non di punti verificati.
Un catalogo così diventa affidabile in un modo solo, cioè se chi passa davanti a una di queste colonnine si prende dieci secondi per rispondere alla domanda sulla scheda. Una conferma su 1.033 è il nostro punto di partenza dichiarato, non un dato da nascondere in fondo alla pagina.