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Quante colonnine gratuite ci sono davvero in Italia

Nessuno pubblica questo numero. La Piattaforma Unica Nazionale del MASE censisce le colonnine italiane ma non ha un campo che dica se ricaricare costa o no, e le app generaliste il dato ce l'hanno sepolto dentro una tariffa scritta in forma libera, spesso ferma a due anni fa. Così la domanda più semplice che si possa fare sulla ricarica elettrica in Italia, quante colonnine si possono usare senza pagare, non ha una risposta pubblica.

Abbiamo provato a darla. Al 18 luglio 2026 il database di KilowattZero contiene 1.500 punti di ricarica indicati come gratuiti, distribuiti su 913 comuni e su 103 delle 107 province italiane. Il numero e la sua distribuzione dicono parecchio, e quasi niente di quello che ci si aspetterebbe.

La classifica per regione

I 1.500 punti si dividono così (24 punti hanno un campo territoriale che non è stato possibile ricondurre a una regione e restano fuori dal conteggio):

Il Nord vale otto punti su dieci

La Lombardia da sola pesa il 36 per cento del totale nazionale. Messa in un altro modo, e il paragone è quello che colpisce di più: la sola provincia di Bergamo, con 174 punti, ne ha più di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna sommate, che si fermano a 160.

Il secondo dato controintuitivo riguarda il Trentino-Alto Adige. Con 176 punti è la seconda regione italiana in valore assoluto pur avendo circa un milione di abitanti, meno di un quinto della Campania, che di punti gratuiti ne ha nove. Rapportata alla popolazione la densità altoatesina è di un ordine di grandezza superiore a qualunque altra regione, e si concentra nei comuni turistici di montagna: Marebbe e Dobbiaco ne hanno cinque ciascuno, numeri da capoluogo in paesi da poche migliaia di abitanti.

Questa geografia non racconta dove ci sono più auto elettriche. Racconta dove qualcuno ha deciso che offrire la ricarica è pubblicità: catene della grande distribuzione, comuni con fondi PNRR, consorzi turistici alpini che vogliono l'automobilista tedesco. È un dato di marketing territoriale prima che di infrastruttura.

Quasi tutte lente, ed è normale

I conteggi che seguono sono per stazione, non per singola presa: una stazione con quattro prese vale uno. Delle 616 stazioni di cui conosciamo la potenza, solo due superano i 50 kW. Altre 21 stanno fra 22 e 50 kW, la fascia largamente dominante è quella fra 7,4 e 22 kW con 442 stazioni, e 151 restano sotto i 7,4 kW, in pratica una presa domestica rinforzata. La potenza mediana è 22 kW. Il connettore più diffuso è il Type 2, dichiarato da 633 stazioni sulle 928 che indicano di che presa dispongono.

Ha senso: la ricarica gratuita esiste perché chi la offre vuole che l'auto resti ferma lì mentre fai la spesa o dormi in albergo. Una colonnina da 150 kW libererebbe il posto in venti minuti e costerebbe dieci volte tanto. Quello che si trova gratis è quasi sempre ricarica lenta in destinazione, ottima per un pomeriggio e inutile per un'emergenza in autostrada.

Perché questo numero invecchia in fretta

Va detto con chiarezza, perché è il punto centrale. Nessuno di questi 1.500 punti è ancora stato confermato sul posto: 1.499 non hanno mai ricevuto una conferma, e l'unica registrata finora è un nostro test di collaudo, non la segnalazione di chi è passato di lì. Al momento dell'estrazione l'intero catalogo risulta "da verificare". Il seed viene da OpenStreetMap e da Open Charge Map, e dice che qualcuno, a un certo momento, ha registrato quel punto come gratuito. Non dice che lo sia oggi.

È la ragione per cui KilowattZero esiste in questa forma invece che come l'ennesimo elenco. Il campo "gratuito" è volatile: un supermercato cambia policy con una delibera interna e nessun database se ne accorge per mesi. L'unico segnale affidabile è quanto è recente l'ultima conferma sul posto, e per questo la freschezza della verifica è mostrata sulla scheda di ogni punto insieme al dato stesso. Un punto confermato tre giorni fa e uno importato nel 2023 non sono la stessa informazione, anche se sulla mappa sono due pallini uguali.

Quindi il modo giusto di leggere l'1.500 di oggi è come un limite superiore da erodere. Le prossime revisioni di questo articolo, se il meccanismo funziona, mostreranno un totale più basso e molto più solido.

Come è stato calcolato

Estrazione del 18 luglio 2026 sul database di produzione. Tutti i totali per area, potenza e tipo di presa citati qui sopra vengono dagli aggregati di catalogo che alimentano le pagine del sito, così i numeri dell'articolo e quelli della pagina di una regione o di una provincia coincidono sempre. Il conteggio comprende ogni punto in stato diverso da "rimosso", quindi anche quelli mai verificati, che oggi sono la totalità.

Le fonti sono due: 802 punti da OpenStreetMap, selezionati su amenity=charging_station con fee=no, distribuiti sotto licenza ODbL (© OpenStreetMap contributors); 698 da Open Charge Map, filtrati sul campo tariffa con esclusione dei prezzi non nulli e delle formule tipo "parcheggio a pagamento", ciascuno con la propria licenza per-location conservata nella scheda. I duplicati fra le due fonti sono stati uniti per prossimità sotto i 50 metri, dando priorità a OpenStreetMap.

Restano due imprecisioni note e vale la pena dichiararle: 87 punti hanno un campo provincia che non corrisponde a nessuna provincia italiana riconoscibile e non compaiono nelle classifiche provinciali, mentre 5 punti sono privi del comune e quindi non hanno una pagina comunale. Sono difetti del dato di origine, non del filtro.

Se conosci un punto che manca, o se uno di questi non è più gratuito, la mappa accetta segnalazioni senza registrazione. La classifica delle province, con le quattro dove non risulta un solo punto gratuito, è in un articolo separato.

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