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Che presa trovi quando ricarichi gratis

· aggiornato il 22 luglio 2026

La domanda pratica di chi arriva a una colonnina gratuita è sempre la stessa: ci attacco il cavo che ho in bagagliaio? Su 827 punti del catalogo che dichiarano che tipo di presa hanno, 631 hanno una Tipo 2, cioè lo standard di ricarica in corrente alternata più diffuso in Europa. Il rischio vero però non è trovare una presa esotica: è che la scheda non dica niente, e succede su 206 punti su 1.033, uno su cinque.

I numeri vengono dagli aggregati di catalogo di KilowattZero estratti il 22 luglio 2026, gli stessi che compaiono sulle pagine del sito. Il catalogo conta solo le colonnine per auto: quelle dedicate alle e-bike sono escluse. Prima di leggerli serve una precisazione sul modo in cui sono contati: una stazione entra nel conteggio una volta per ogni tipo di presa diverso che dichiara, quindi una colonnina con Tipo 2 e Schuko compare in entrambe le voci. Per questo le voci sommano a 980 pur riferendosi a 827 punti. Non è un errore, è che molte colonnine hanno più di un attacco.

Tipo 2, e poi il vuoto

La distribuzione, sugli 827 punti che dichiarano qualcosa:

Sotto ci sono solo briciole: otto punti con Tipo 3C Scame, tre con Tipo 3, un pugno di prese industriali isolate e singoli connettori Tesla o per e-bike. La lettura per chi guida è netta. Il cavo Tipo 2 in dotazione all'auto copre la larghissima maggioranza dei punti che dichiarano una presa (631 su 827), e quei punti sono a loro volta l'ottanta per cento dell'intero catalogo. E nessuno degli altri standard è abbastanza diffuso da giustificare un acquisto dedicato.

La seconda voce della lista dice qualcosa di scomodo. Il Tipo 3A Scame, presente su 81 punti, è un attacco di vecchia generazione a bassa potenza: dei punti che ne dichiarano anche i kW, quasi tutti stanno sotto i 3,7 kW. È diffuso quanto basta da comparire, ma la carica che eroga è lenta. Va invece derubricata una vecchia paura: la "presa non identificata", cioè il caso in cui la fonte registra che una presa c'è ma non quale, ormai riguarda appena 18 punti. Il buco vero non è più la presa ambigua, sono i 206 punti, uno su cinque, che non dichiarano niente del tutto.

La Schuko: 44 punti con la presa di casa

La Schuko è la presa domestica italiana ed europea, quella dell'aspirapolvere. Compare su 44 punti gratuiti, ed è un caso strano perché è comodissima e insieme quasi inutile. Comoda perché il cavo per attaccarcisi è quello che molti tengono in auto per emergenza, e perché non richiede nessun adattatore. Quasi inutile perché la potenza che eroga è quella di una presa di casa: per un'auto sono ore, non minuti. Se la tua sosta dura il tempo di una spesa, una Schuko aggiunge pochissima carica.

Il problema della potenza però non riguarda solo la Schuko. Guardando i 631 punti con Tipo 2, che è la presa "giusta", 389 stanno fra 7,4 e 22 kW, cioè la fascia utile per una sosta di un paio d'ore. Ma 51 stanno nella fascia fino a 3,7 kW nonostante l'attacco moderno, e soprattutto 132 non dichiarano affatto la potenza. Un punto su cinque con la presa corretta non dice a che velocità carica. Sull'intero catalogo va anche peggio: solo 614 punti su 1.033 riportano almeno un valore in kW, con mediana e moda entrambe a 22 kW e 357 punti esattamente su quel valore.

Il senso pratico è che il tipo di presa è il dato più affidabile che abbiamo, la potenza molto meno, e nessuno dei due è garantito.

CCS e CHAdeMO: la ricarica veloce gratuita quasi non esiste

Chi spera di trovare gratis una colonnina in corrente continua deve ridimensionare le aspettative. I punti con CCS Combo 2 sono 34, quelli con CHAdeMO 39: su 827, sono quote marginali. Coerentemente, nella distribuzione delle potenze solo 21 punti stanno fra 22 e 50 kW e appena 2 superano i 50 kW.

Sul CHAdeMO va aggiunta una nota neutra: è lo standard giapponese di prima generazione, oggi meno diffuso del CCS sui veicoli nuovi. Non è un difetto del catalogo, è la fotografia di un parco infrastrutturale che invecchia.

Dove queste prese stanno, e dove il dato manca

Il catalogo non distribuisce il tipo di presa città per città, e non ci inventiamo quel dato. Quello che possiamo dire è dove ci sono più occasioni di incontrarne una. Verona ha 26 punti, il valore comunale più alto d'Italia, un caso particolare perché venti di questi hanno come operatore Agsm Verona, tutti nel territorio comunale. Segue Milano con 24, dentro una Lombardia che da sola raccoglie 270 dei 1.033 punti nazionali. Più staccati Roma con 15, Genova con nove e Bergamo con otto, tutti dell'utility A2A.

Sapere chi gestisce un punto, però, non dice che presa ci trovi: l'operatore è un campo, il tipo di attacco è un altro, e il secondo manca molto più spesso del primo. Sul quadro geografico complessivo abbiamo scritto l'analisi regione per regione.

Cosa portare in auto

Due cose. Il cavo Tipo 2 di serie, che copre la stragrande maggioranza dei casi utili. E l'aspettativa che la scheda possa essere incompleta: con 206 punti su 1.033 che non dichiarano nessuna presa, arrivare senza sapere cosa si troverà capita per un punto su cinque. Vale la pena avere sempre un piano B a portata di deviazione.

Il vuoto nei dati si riempie in un modo solo, e serve chi ci passa davanti. Quando arrivi a un punto della mappa e vedi con i tuoi occhi che presa monta, la scheda ti fa confermare o smentire la gratuità senza registrarti, e c'è un campo per segnalare un dato sbagliato, che legge un moderatore. Le fonti da cui partiamo sono OpenStreetMap e Open Charge Map, database di volontari, e alla data di estrazione 1.032 punti su 1.033 non avevano mai ricevuto una conferma sul posto: l'unica registrata è un collaudo interno. Ogni scheda dice quanto è vecchia l'informazione che mostra, e finché nessuno la tocca resta vecchia.

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